La creazione di una singolarità (cioè dell'intelligenza artificiale superiore all'uomo, capace di autocoscienza) è un elemento ormai classico nella storia del cinema, con le trasposizioni delle opere di Asimov, I.A. e così via dicendo. Ancora una volta Trascendence imbocca questa strada ormai tracciata, senza però aggiungervi nulla di nuovo.
La storia racconta di uno studioso di intelligenza artificiale che, vittima di un attentato, muore poche settimane dopo, lasciando l'innamoratissima moglie e il lavoro incompiuto sulla singolarità. La donna riesce, però, a trasferire l'ego dell'uomo nella memoria di un computer. Questo porterà gravi conseguenze nel momento in cui l'I.A. riuscirà a collegarsi a internet e comincerà a crescere e a migliorarsi.
Per quanto l'idea iniziale possa risultare interessante, l'attuazione non è stata delle migliori.
Innanzitutto, l'intento sfugge per tutta la durata della pellicola. Vuole essere un thriller, un film di fantascienza o una storia d'amore? Vuole farci riflettere sui rapporti sentimentali o sulle implicazioni etiche della tecnologia? Tutt'ora rimangono insoluti questi misteri.
l'insieme non omogeneo di tematiche sfocia quindi in una narrazione confusa in cui nessuna di queste viene veramente analizzata e tutto rimane a galleggiare sulla superficie della storia.
In secondo luogo, bisogna parlare del cast, ottimo, certo, con nomi importanti quali, in primis, Johnny Depp, Morgan Freeman, Cillian Murphy, ma che pecca, purtroppo, non riuscendo a entrare in sintonia l'uno con l'altro.
In particolar modo Depp e Rebecca Hall, che sebbene dovessero rappresentare una coppia di innamorati, pronti a sacrificare tutto per continuare a stare insieme, non sono ci sono riusciti completamente, dimostrando quanto sia difficile trovare la sintonia con l'attore, come è già successo in The Tourist con Angelina Jolie.
Il copione non ha aiutato: lo spettatore difficilmente riesce a comprendere il vero spessore del loro amore, trattato nella sua sfera completa superficialmente e fin troppo rapidamente.
Punto a favore è la regia di Wally Pfister, che ha lavorato spesso con Christopher Nolan, come ne Il Cavaliere Oscuro. Le scelte di ripresa sono molto belle, con immagini stupende e colori vividi. Sicuramente la nota positiva dell'intero film.
Peccato, quindi, perché le premesse erano ottime, la narrazione poteva catturare, ma per pecche di sceneggiatura e per la mancanza di coesione nel cast non riesce a sviluppare le sue potenzialità.
Echo
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domenica 20 aprile 2014
mercoledì 3 aprile 2013
CINEMATICO: PARNASSUS
Parnassus. Ovvero l'uomo che voleva ingannare il diavolo. Titolo intrigante, trama avvincente. Infatti, non tradisce le aspettative. Con un cast d'eccezione che riunisce personalità emblematiche come Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law, a omaggiare per l'ultima volta Heath Ledger, scomparso prematuramente durante le riprese, il film fin dall'inizio si presenta come un caleidoscopio non solo di forme e di colori, ma anche di figure umane e luoghi.
Ma andiamo con ordine.
Secoli prima delle vicende narrate, un uomo fa una scommessa con il diavolo. Pessima idea. Talmente pessima che lui decide di stringerci anche un patto. Così si ritrova a promettere di consegnargli l'anima della sua unica figlia, quando avrà compiuto sedici anni. In suo aiuto accorrerà un inaspettato personaggio, chiamato Tony, che sconvolgerà gli equilibri creatisi, a tutti i protagonisti.
Resto sul vago per quanto riguarda la trama, perchè raccontare più di così toglierebbe il piacere di
assistere alle avventure narrate.
La regia di Gilliam mostra tutto il suo gusto per il fantastico, presentando in sprazzi di colori vivaci e scene grottesche una realtà sovvertita, incapace di donare serenità allo spettatore, ma rimestando fa le sue emozioni e lasciandolo disorientato.
Lo specchio, donato dal diavolo a Parnassus, che permette a chiunque vi entri di raggiungere un mondo rovesciato, in cui l'interiorità del visitatore viene messa a nuda, permettendogli di "rinascere", abbandonando il vecchio se stesso, è integrato nella storia come elemento magico, senza cozzare con la realtà, ma integrandosi in essa quasi con naturalezza.
L'idea che Tony entrando nello specchio assuma un diverso aspetto a seconda dei gusti estetici di coloro che accompagna al suo interno, è uno stratagemma che sopperisce adeguatamente e con grande inventiva all'assenza in molte parti di Ledger che comunque ha mantenuto alti gli standard della produzione, meritandosi ottime critiche.
In generale quindi, sia per l'eccezionale cast che per la storia che per la regia, Parnassus esce vincitore su tutta la linea. Consigliato assolutamente!
Echo
Ma andiamo con ordine.
Secoli prima delle vicende narrate, un uomo fa una scommessa con il diavolo. Pessima idea. Talmente pessima che lui decide di stringerci anche un patto. Così si ritrova a promettere di consegnargli l'anima della sua unica figlia, quando avrà compiuto sedici anni. In suo aiuto accorrerà un inaspettato personaggio, chiamato Tony, che sconvolgerà gli equilibri creatisi, a tutti i protagonisti.
Resto sul vago per quanto riguarda la trama, perchè raccontare più di così toglierebbe il piacere di
assistere alle avventure narrate.
La regia di Gilliam mostra tutto il suo gusto per il fantastico, presentando in sprazzi di colori vivaci e scene grottesche una realtà sovvertita, incapace di donare serenità allo spettatore, ma rimestando fa le sue emozioni e lasciandolo disorientato.
Lo specchio, donato dal diavolo a Parnassus, che permette a chiunque vi entri di raggiungere un mondo rovesciato, in cui l'interiorità del visitatore viene messa a nuda, permettendogli di "rinascere", abbandonando il vecchio se stesso, è integrato nella storia come elemento magico, senza cozzare con la realtà, ma integrandosi in essa quasi con naturalezza.
L'idea che Tony entrando nello specchio assuma un diverso aspetto a seconda dei gusti estetici di coloro che accompagna al suo interno, è uno stratagemma che sopperisce adeguatamente e con grande inventiva all'assenza in molte parti di Ledger che comunque ha mantenuto alti gli standard della produzione, meritandosi ottime critiche.
In generale quindi, sia per l'eccezionale cast che per la storia che per la regia, Parnassus esce vincitore su tutta la linea. Consigliato assolutamente!
Echo
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